24 Settembre 2021
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INTERVISTA AL COLLABORATORE DEL C.R.A. LIGURIA ROBERTO VACCARO

06-09-2021 18:22 - 2021-2022 CRA News
1) Roberto, raccontaci la motivazione che ti ha spinto a diventare arbitro di calcio.
Indossare una divisa mi è sempre stato congeniale. Infatti come professione ho scelto quella militare. Mi sono avvicinato al calcio da calciatore, maturando nei campionati giovanili e poi prendendo parte a campionati di prima e seconda categoria dilettanti; questo mi ha permesso di entrare in diretto contatto con la figura del direttore di gara. Osservare l’arbitro dall’ottica del calciatore è stata un’esperienza che poi si è rivelata utile, ne ho guadagnato in empatia.

2) Parlaci della tua carriera arbitrale.
Dato che la professione di ufficiale di Marina è totalizzante, vieppiù da imbarcato: da arbitro faticavo a raggiungere il minimo di direzioni annuali previste dal regolamento. Anche solo assumere la qualifica è stata un’impresa, la mia frequenza al corso arbitri è stata giocoforza sporadica e non è stato facile convincere il Presidente pro-tempore della sezione di Genova, l’indimenticabile Francesco Chiappone, ad ammettermi agli esami. Ciò nonostante, sono stato presto inquadrato tra i direttori di gara della massima categoria regionale (che allora era la “Promozione”), tuttavia non sono mai stato proposto per il passaggio a livello nazionale.
Da osservatore è andata un po’ meglio: nel frattempo ero sbarcato e transitato alla Sezione della Spezia, successivamente ad Olbia: per qualche anno ho operato a livello nazionale in CAN D, agli ordini del compianto Claudio Pieri.
Nel corso della tua carriera arbitrale, qual è stata la tua più grande soddisfazione?
Dirigere gare importanti nella massima categoria regionale è stato gratificante, però sarebbe esagerato definirle “grandi soddisfazioni”. Meglio citare un diverso episodio: durante un raduno, il Commissario Regionale (carica che ora si identifica nel Presidente del Comitato Regionale), il compianto Luciano Lupi, mi ha portato pubblicamente ad esempio di dedizione alla causa arbitrale: “guardate Vaccaro, lui sì che fa i salti mortali per arbitrare”. Mi ha portato ad esempio perché sapeva quanto mi impegnassi per poter continuare a coltivare questa passione e per riuscire a raggiungere il numero minimo di presenze, talvolta anche rimettendoci di tasca mia; come quella volta che, con nave ormeggiata in porto a Trapani solo per qualche giorno, mi sono sobbarcato un viaggio in treno fino alla Spezia per dirigere la dodicesima gara stagionale (minimo di presenze a quei tempi), per poi saltare sul primo treno per tornare precipitosamente a bordo, in tempo per la successiva navigazione.
Da osservatore è stato più facile. Certamente motivo di soddisfazione è stato l’essere proposto dal CRA Sardegna per le categorie nazionali. Devo dire che l’esperienza in una regione calcistica diversa da quella di mia naturale provenienza è stata occasione di arricchimento, ho conservato un ottimo ricordo di quel periodo e di quegli arbitri e dirigenti.


3) Attualmente ricopri l’incarico di collaboratore del CRA Liguria. In cosa consiste il tuo ruolo?
Mi dovrò occupare di ripartire alle Sezioni afferenti al nostro CRA le deleghe alle designazioni delle gare dei campionati giovanili LND e del SGS di nostra competenza.

4) In relazione al ruolo che attualmente ricopri, quali sono gli obiettivi che ti sei proposto per la stagione attuale?
Da pensionato, ho finalmente un po’ più di tempo da dedicare all’Associazione. Tuttavia, non avendo mai ricoperto incarichi direttivi od organizzativi, mi sono semplicemente messo a disposizione per dare una mano al CRA. Il tempo dirà se e come rendermi ancor più utile.


5) Che cosa consiglieresti agli arbitri, agli assistenti e agli osservatori che aspirano a raggiungere il livello nazionale?
Più che elargire consigli, preferisco portare la mia testimonianza: all’inizio, m’illudevo di avere qualche “numero” come arbitro. Forse mi sbagliavo, forse le circostanze non mi hanno favorito; poi, da osservatore, dopo una lunga militanza in regione, non pensavo di poter ambire il livello nazionale, che invece ho raggiunto e mantenuto per qualche anno. Perciò concludo che non bisogna mai “buttare la spugna”, mai demoralizzarsi: da ormai vecchio marinaio, ho imparato che se incappi nella tempesta, devi resistere, perché prima o poi il vento calerà e cambierà direzione.

A cura di Matteo Fazioli


Fonte: craliguria.it

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